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Ex carcere "Le Nuove" - Torino
24 settembre 2009

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Autore Sasha Vinci

Performer Irénée Blin
Sound Design Vincent Migliorisi
Foto e video Carmelo Giannone

L’installazione proposta si avvale della compresenza di numerosi ed eterogenei linguaggi artistici, tra cui figurazione, luce, suono, danza, elemento verbale.
L’opera vuole sviluppare e articolare visivamente la contraddizione esistenziale interna alla condizione del recluso: da una parte la messa in scena di un luogo altro (il carcere, la cella) separato dall’ordinario, dal normale e dalle sue categorie percettive; dall’altra l’affermazione dell’individuo e della sua libertà e identità all’interno di questo contesto chiuso, estremamente limitante ed estraneo al mondo.
L’estraneità del non-luogo carcere e la sua irriducibilità al mondo libero si risolverà allora nell’ambientazione sonora, volutamente straniante.
La diversità, la chiusura e l’ostilità di questa struttura nei confronti di colui che viene da fuori, cioè dal mondo libero, non impediscono però che all’interno di questa dimensione altra possa fiorire l’individuo e la sua espressione identitaria. La persona è infatti lì non solo fisicamente (You are here) ma inoltre abita questa struttura, cioè la vive anche nella modalità esistenziale (You exist), come vuole la scritta al neon presente all'interno, che è veritativa perché non soltanto parola scritta ma anche e allo stesso tempo luce. Non è un caso infatti che la rappresentazione dell’umanità all’interno dello spazio chiuso si compia attraverso un'atto performativo: in questo modo la persona umana non si concretizza tramite la staticità di corpi che semplicemente si trovano nella gabbia o tramite una prassi quotidiana che invece sarebbe propria dell’ordinario, bensì attraverso una modalità altra di relazione con la struttura, una modalità simbolica, figurata, antropologicamente antica e che vuole esprimere alla radice la vitalità dell’individuo e la sua presenza attiva nel mondo.

Giovanni Tidona