I viaggiatori indossavano il fuoco della bellezza


"I viaggiatori indossavano il fuoco della bellezza", è un'opera in cui la "carne" dei due artisti fiorisce di un rituale antico. I volti, si fanno infatti ciechi di fiori, mentre nel dischiudersi dei petali scompaiono sguardi e tratti somatici alla ricerca di un’ibridazione (im)possibile. Con il recupero di un gesto manuale antico, quale il ricamo con fiori, si attua una metamorfosi in cui senso del sacro e identità individuali vengono proiettati altrove. Nella tradizione sciclitana della Cavalcata di San Giuseppe, i ‘bardatori’ intessono le gualdrappe dei cavalli con fiori veri onorando il passaggio della Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto. Astraendo la ripetizione del ricamo floreale, il gesto si reitera non più sui drappi degli animali ma sulla pelle dei due artisti, l’immagine (performativa) non appartiene più alla sfera religiosa ma si fa icona di un viaggio nella disgregazione del sé: l’incontro con ciò che sta al di fuori e al contempo al di dentro dell’individuo, nell’opportunità di una congiunzione tra natura e cultura. Il duo Vinci/Galesi presenta una nuova performance, riportando alla presenza degli spettatori la fisicità dell’azione dove il limite tra corpo umano e corpo non umano non è più percepibile. La ricerca dell’altro avviene tramite la lentezza del gesto: la vista è negata, e il rapporto, sinestetico e faticoso con la moltitudine di fiori, diventa la chiave di lettura di un vissuto comune ancora da scrivere.