The multinatural shape of tomorrow


ITA
Sasha Vinci: Dall'Utopia alla Multinaturalità
Testo di Sarah Corona

L'artista contemporaneo Sasha Vinci è interessato agli aspetti di esistenza relativi a questo mondo.
Nell'Utopia costituita da Vinci gli esseri umani vivono semplicemente, così come si usava fare nell'antichità: lavorano e nel loro tempo libero giocano, leggono e socializzano. Altri passatempi, come il gioco d'azzardo e la caccia, vengono invece disapprovati. Essi, poi, pensano a come procacciarsi il cibo e possiedono solo ciò che è necessario, il loro consumo è dunque moderato. Questo modo di vivere utopico si trova esattamente agli antipodi del nostro stile di vita attuale che invece dipende da una società fortemente capitalistica, che fonda la sua esistenza sul consumismo e che sfrutta ogni creatura vivente – animali, piante, esseri umani e perfino la mente umana – per una mera fonte di guadagno. Questa società ha ormai da tempo preso le distanze da un'armoniosa convivenza con tutte le risorse naturali disponibili.

Nel saggio Vita Activa. La condizione umana Hannah Arendt scrive: “Gli uomini e non l'Uomo vivono sulla Terra e abitano il mondo”, il che significa che la pluralità non rappresenta un semplice aspetto, ma una vera e propria condizione immanente degli esseri. Questa pluralità è la legge della nostra esistenza e tuttavia noi uomini non abbiamo ancora imparato a convivere con essa.

Molti artisti contemporanei si misurano con l'attuale realtà sognando un'Utopia e cercando delle possibili soluzioni attraverso l'immaginazione. Questo genere di artisti operano con la consapevolezza che noi tutti abbiamo preso parte all'Antropocene – una nuova era geologica segnata dall'irriducibile impatto dell'attività umana sulla Terra. Le loro creazioni di eco-arte osano là dove scienziati, politici e ambientalisti non hanno il coraggio di spingersi; e si prefiggono l'obiettivo d'indicare una via che conduce a un futuro più ecologicamente sostenibile.

Anche la pratica artistica di Vinci corrobora queste idee che trattano d'ecologia sostenibile, d'Utopia e d'Antropocene. Vinci prende come punto di partenza l'intima memoria dell'esistenza per evolvere in una molteplicità di visioni e disvelare il dolore e le contraddizioni sociali tipiche della nostra epoca. Esaminando con la lente propria di un antropologo gli habitat naturali di un tempo, l'ambiente, così come il paesaggio urbano, l'artista raccoglie dati, storie ed elementi che vengono tramutati, più tardi, in icone d'altri tempi, caricati dall'urgenza di ricordare agli esseri umani delle loro radici e della loro attuale esistenza e offrendo un'opportunità di visualizzare una nuova condizione esistenziale per tutte le specie che abitano il pianeta.

Nella sua più recente serie di lavori, realizzata nel nordest degli Stati Uniti, vicino a New York, Vinci desidera approfondire la riflessione sull'incessante violenza dell'umanità nei confronti dell'ambiente. L'artista classifica differenti specie di piante e di animali in pericolo d'estinzione e li rappresenta sotto o sovra-posti a figure geometriche vistose e sgargianti. Operando in tal modo Vinci propone un alfabeto visuale nel tentativo di (ri)costruire una relazione che si spinge oltre i confini della dimensione umana, verso una prospettiva diversa, il cosmo dell'alterità.

Giallo, arancione e rosso sono colori ricorrenti nei suoi disegni. Le forme a diamanti, così come gli oggetti poliedrici costituiscono spesso la base per le rappresentazioni di forme di vita terrene che riportano alla mente vecchi manuali di scienziati o di studenti. Grazie a questo immaginario Vinci riesce a essere credibile attingendo alla memoria collettiva degli spettatori e contemporaneamente instilla in loro perplessità e incertezza, invitandoli a entrare in quel mondo di meraviglia e di stupore che solo l'Utopia può avere. Le sue sognanti e talvolta surreali visioni di esseri viventi non-umani o post-umani, fluttuanti in uno spazio bianco e vuoto, si completano vicendevolmente attraverso lo sguardo dell'osservatore. I disegni di Vinci aprono un varco tra l'ordine e il caos che permette di visualizzare una nuova condizione esistenziale per tutte le specie che abitano questo pianeta.

Nella struttura sociale in cui viviamo oggigiorno la natura è qualcosa di differente ed esterno rispetto all'essere umano, qualcosa su cui l'umanità impone il proprio dominio.
Questo sistema, che prevede l'essere umano al vertice della piramide ecologica, non può garantire la sopravvivenza dell'umanità nel futuro. L'arte di Vinci aspira a rivelare che se noi vogliamo immaginare una possibile salvezza per l'umanità dobbiamo superare velocemente l'era dell'Antropocene e ripristinare gli equilibri naturali pre-determinati. Questo significa superare il nostro sistema egocentrico per riprendere a vivere unicamente in base all'ecosistema naturale.
Il sistema culturale proposto è, perciò, un mondo “multinaturale” in cui il senso d'alterità e di pluralità permeano la vita e nel quale l'umanità esercita un profondo rispetto nei confronti di tutti gli altri esseri viventi. “Noi spesso parliamo di pluralità di culture, ma ci dimentichiamo da dove proveniamo e dove andremo, che è natura” – afferma Vinci. La sua arte suggerisce che è di vitale importanza parlare di una pluralità della natura e di sostenibilità. Con queste linee guida a mente i lavori di Vinci diventano così dei “segni” luminosi che offrono sentieri alternativi e mondi possibili e immaginano una nuova forma d'umanità necessaria a travalicare la devastante era dell'Antropocene.

Proponendo la sua arte al cospetto del pubblico, questa mostra accresce la natura poetica del lavoro di Vinci, apportando un'esperienza esteticamente accattivante all'interno di un luogo artificiale di lavoro; ispirando a reinserire la natura in un mondo industrializzato. Mescolare arte, natura e luogo di lavoro rievoca dunque l'approccio personale di Vinci a coniugare la sua arte alla pluralità e a prendere le redini del discorso, facendo riflettere lo spettatore su un futuro possibile e differente.

L'arte di Vinci comunica al suo pubblico la magnificenza della natura, la meraviglia dei possibili incroci e connessioni tra flora, fauna e umanità attraverso colori, forme e icone di bellezza che contengono un messaggio di speranza per il futuro e, al contempo, una rivoluzione per il presente.





ENG
Sasha Vinci: From Utopia to Multinaturality
Text by Sarah Corona

Italian contemporary artist Sasha Vinci is interested in the aspects of being in this world. In Vinci’s Utopia, humans live simply just as they did in ancient times: They work, and in their spare time, they play games, read, and socialize. Other forms of entertainment, such as gambling and hunting, are looked down upon. They only eat and possess what is necessary; their consumption is modest. This Utopian lifestyle is the exact opposite of our contemporary ways of living which turns into a highly capitalistic society that depends on consumerism and that exploits any living creature –animals, plants, human beings, and ultimately the human mind¬– for a source of monetary income. This society has moved far away from a harmonious co-living with the naturally available resources.

In Vita Activa and the Human Condition, Hannah Arendt wrote, “Men, not Man, live on the earth and inhabit the world,” meaning the plurality of things represent not an aspect but a condition. This plurality is the law of our existence; and yet we still have to learn to live with it.

Many contemporary artists wrestle this reality by dreaming of a Utopia and seeking solutions in fiction. These artists work on the recognition that we have entered the Anthropocene - a new geological era marked by the impact of human activity on Earth. Their creations of eco-art tread where scientists, politicians, and environmentalists dare not; and aim to point out a way to a more ecologically sustainable future.

Vinci’s artistic practice also feeds on these ideas of ecological sustainability, Utopia, and the Anthropocene. Vinci starts from the intimate memories of the self, and evolves into a multiplicity of visions to unveil the pain and social contradictions of our contemporary times. By examining with the lens of an anthropologist our once natural habitats, surroundings and urban environments, he collects data, stories, and elements that are later transformed into icons of other times, loaded with the urge to remind humans of their roots, their current existence and offering a mode to visualize a new existential condition for all the species that inhabit this planet.

In his most recent series of works, made in the northeastern United States close to New York, Vinci aspires to amplify the reflection on humanity’s ongoing violence towards their environment. The artist catalogues endangered species of plants and animals, and depicts them under or over geometric shapes of gaudy colors. By doing so, Vinci proposes a visual alphabet in an attempt to (re)build a relationship that goes beyond the boundaries of the human dimension towards another perspective, the cosmos of otherness.

Yellow, orange, and red are recurrent colors in his drawings. The diamond-shaped and polyhedral objects are often the base for representations of earthly life-forms that resemble old books of scientists and scholars. With this imagery, Vinci succeeds in being credible in viewers’ collective memory and at the same time perplexing them, inviting them into a world of amazement and wonder only Utopia can have. His dreamlike, sometimes surreal visions of non-human or post-human living beings surrounded by a white, empty space complement each other through the spectator's gaze. Vinci’s drawings create an open space between order and chaos that enables to visualize a new existential condition for all the species that inhabit this planet.

In the societal structure we live in now, nature is something external to the human being, something on which to impose humanity’s domain. This system, built with the human being at the top of the eco-pyramid, cannot guarantee humanity’s survival in the future. Vinci’s art aims to reveal that if we want to imagine a possible survival, we must quickly overcome the age of the Anthropocene and restore certain natural balances. This means to demolish our ego-system in order to live in the only natural ecosystem. This proposed culture is a “multinatural” world in which the sense of otherness and plurality dominates life; and humanity exercises absolute respect for all beings. “We often talk about plurality of cultures, but we forget where we come from and where we will go, which is nature,” says Vinci. His art suggests that it’s of vital importance to start talking about a plurality of nature and sustainability. With this in mind, Vinci's works become luminous “signs” that offer alternative paths, reveal possible worlds, and imagine a new form of humanity necessary to overcome the devastating era of the Anthropocene.

Having his art in the public realm with this exhibition enhances the poetic nature of Vinci’s work, bringing an aesthetically appealing experience into an artificial place of work; inspiring bringing back nature into the industrialized world. Merging art, nature and the workplace is reminiscent of Vinci’s own way of conjoining his art and plurality; and it aims to initiate a discourse, making the viewers think about a possible and different future.

Vinci’s art conveys to his viewers the magnificence of nature, the wonder of possible crosses between flora, fauna, and humanity through colors, shapes, and icons of beauty that contain a message of hope for the future and, at the same time, a revolution for the present.